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martedì 25 maggio 2010

IN VIGORE OGGI IL DL INCENTIVI : Legge 73/2010

Entrata in vigore oggi la Legge 22 maggio 2010, n. 73, pubblicata ieri 25 maggio nella Gazzetta Ufficiale n.120:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, recante disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti «caroselli» e «cartiere», di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori.
Scarica qui il testo della Legge 73/2010.

martedì 21 luglio 2009

Piano Casa, in Lombardia chiesto il blocco della norma:Fai, Italianostra, Legambiente, Wwf e Lipu

E' stata pubblicata sul secondo Supplemento Ordinario del Bollettino Ufficiale n.28 del 17 luglio 2009 la Legge Regionale 13/2009 del 16 luglio, recante "Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia".

La norma, che consente interventi anche nei parchi e in alcune aree protette, suscita l'opposizione degli ambientalisti, apparendo spesso controversa.

Sarebbero catastrofiche le conseguenze del Piano Casa per Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, Fondo Ambientale Italiano. Turismo, salute, identità e radici storiche degli italiani potrebbero essere messe a rischio dal complesso di norme per il rilancio dell’edilizia che le Regioni hanno già iniziato a varare.

In Lombardia risulta “a rischio” il Parco Agricolo Sud, 47 mila ettari con antichi fontanili, terreni fertili e costruzioni storiche, che potrebbero essere modificate per gli aumenti di cubatura concessi dalla nuova legge regionale.

Ad aggravare la situazione c’è la diminuzione dei soprintendenti e dei mezzi a loro disposizione, così come la proroga per l’entrata in vigore del Codice dei Beni Culturali, che permette ai soprintendenti di pronunciarsi a progetto ultimato. Viene quindi meno il potere di esprimere un parere vincolante sugli interventi nelle aree protette.

Desta preoccupazione anche la possibilità che i Comuni permettano ai costruttori l’autocertificazione dell’idoneità del progetto. Aspetto che, secondo Giulia Maria Crespi, si somma in modo pericoloso alle demolizioni e ricostruzioni con premio di cubatura previste dal Piano Casa, che potrebbero stravolgere interi paesaggi.

Le sezioni lombarde di Fai, Italianostra, Legambiente, Wwf e Lipu hanno inoltrato una nota congiunta a sindaci e consigli comunali per la difesa del territorio. Chiesto il blocco del Piano Casa, soprattutto delle disposizioni più controverse, come gli ampliamenti del 20% in centri storici e parchi. Gli ambientalisti hanno manifestato il proprio disaccordo contro la cancellazione di ogni pianificazione urbanistica. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni i Comuni potranno scegliere solo alcune zone da escludere dall’applicazione della legge, ma non tutto il territorio.

Completamente opposta la posizione dell’Ance, che nella nuova norma vede una boccata di ossigeno a favore di tutto l’indotto, composto da 140 mila imprese e 330 mila addetti. Sotto l’impulso della semplificazione normativa, la mole di lavoro potrebbe infatti aumentare del 30%, generando una richiesta di 30 o 40 mila unità di manodopera aggiuntiva.Secondo i sostenitori della norma il Piano Casa avvia la sperimentazione di una politica urbanistica orientata alla qualificazione e valorizzazione del patrimonio edilizio esistente. Per il riuso delle aree sottoutilizzate o degradate dovrebbe inoltre essere incentivata la sostituzione edilizia.

Legge regionale 16/07/2009 n. 13
Regione Lombardia - Giunta Regionale - Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia.
(Gazzetta regionale 17/07/2009 n. 28 S.O.)


Pubblicato il 22 Luglio 2009

Fonte: www.edilportale.com

mercoledì 15 luglio 2009

Piano Casa, la Lombardia approva la legge definitiva

Approvato dal Consiglio Regionale il Piano Casa lombardo, che diventa legge dopo due rinvii. Dopo l’approvazione in Giunta Regionale, il testo aveva subito diverse proposte di emendamento. Solo nell’ultima seduta l’opposizione ne ha presentate 200, seguite da altre 10 elaborate dall’Assessore al Territorio Davide Boni.

Quattro le tipologie di intervento individuate dalla legge regionale:
  1. recupero e riutilizzo di volumetrie abbandonate o sottoutilizzate;
  2. ampliamento fino al 20% , e comunque non superiore a 300 metri cubi, del volume complessivo di edifici mono e bifamiliari o di edifici trifamiliari con volumetria fino a 1.000 metri cubi;
  3. demolizione e ricostruzione di edifici residenziali e produttivi, con bonus volumetrico sino al 30% del volume preesistente, aumentabile al 35% in presenza di adeguate dotazioni di verde, cioè una dotazione arborea che copra almeno il 25% del lotto;
  4. riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica.

Apprezzamento dalle associazioni dell’artigianato lombardo per le ricadute del ddl, stimate in 7 miliardi di euro, 30 mila posti di lavoro e un risparmio energetico pari a 45 milioni. Sarebbero coinvolte le piccole e micro imprese del settore edilizio e dell'intera filiera casa, che in Lombardia conta oltre 115 mila aziende artigiane, con oltre 250 mila addetti.

Le proposte di modifica miravano a limitare gli interventi di ampliamento degli edifici residenziali, commerciali e industriali nei centri storici e nei parchi, anche se, replica Bordoni, relatore del ddl e componente della Commissione Territorio, il testo ha come obiettivo la sostituzione degli edifici non coerenti con le caratteristiche storico architettoniche. L'opposizione resta però ferma contro l'utilizzazione di nuovo suolo, sostenendo che la soluzione del fabbisogno abitativo della Regione non passa attraverso la realizzazione di mansarde, verende e depandance.

Respinte le istanze dei Verdi, che difendevano l’illegittimità del disegno di legge regionale per la deroga alle norme nazionali in vigore.

Sei i fronti toccati dagli emendamenti proposti dagli ambientalisti. In primo luogo la restrizione dell’ambito di applicazione della legge alle sole aree urbane degradate, escludendo centri storici e nuclei urbani minori costruiti prima del 1945, eliminando anche la possibilità di deroga ai Piani Territoriali di Coordinamento dei parchi. Giudicata poi troppo vaga la definizione “non coerenti” per i fabbricati situati nei centri storici sui quali si vorrebbe consentire la possibilità di intervento. Chieste anche maggiori cautele per gli interventi in aree agricole e il divieto di estendere il provvedimento agli edifici produttivi. Proposte infine l’eliminazione dei premi aggiuntivi in volumetria per gli interventi che assicurino un “congruo equipaggiamento arboreo” e l’introduzione di una dichiarazione generale per escludere ogni ulteriore consumo di suolo.

Delibera/zione 03/06/2009 n. VIII/9544 : Regione Lombardia - Giunta Regionale - Proposta di progetto di legge "Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia".

Pubblicato il 15 Luglio 2009

Fonte: www.edilportale.com

lunedì 29 giugno 2009

A Saienergia 09 l'edificio che integra tecnologie antisismiche ed efficienza energetica

Che si tratti di ampliare o riqualificare, che si tratti di abbattere e ricostruire, gli interventi incentivati dal Piano Casa, non potranno prescindere dalla sostenibilità ambientale e dalla sicurezza antisismica. Molte regioni, pur in assenza del decreto nazionale, si sono incamminate verso l'adozione di legislazioni locali volte a stimolare il mondo delle costruzioni e l'economia ad esso legata. Il leit motiv è comune: edifici efficienti e più sicuri con incentivi legati a performance energetiche reali.

Come combinare efficienza e sicurezza? Come mostrare al progettista le possibilità che gli sono offerte oggi dal mercato? Sappiamo che legno, muratura o acciaio non fanno differenza. Le tecnologie ci sono e le aziende hanno colto questa opportunità introducendo soluzioni e materiali più performanti. L'importante è sapere come applicarle correttamente, magari in modo combinato.

E ancora: è davvero impossibile realizzare una sopraelevazione in materiale leggero e contestualmente riqualificare energeticamente tutto l'involucro migliorando le qualità antisismiche dell'edifico? E' così costoso e complicato realizzare ex novo edifici antisismici in classe A belli, sicuri e confortevoli? Ampliare significa necessariamente deturpare ed imbruttire le nostre città?

Oggi è possibile dare una risposta adeguata a questi interrogativi. Oggi si deve e sopratutto si può fare di più e meglio. E lo si vuole dimostrare.

A questo scopo, a SAIEnergia 2009 BolagnaFiere e l'Associazione dell'Artigianato della Provincia di Bolzano attraverso il gruppo Costruttori CasaClima Suedtirol, in collaborazione con il Master CasaClima dell'Università di Bolzano e la rivista CASA&CLIMA, presenteranno la loro interpretazione del Piano Casa per una CasaSicura in classe A.

Costruiranno in scala 1:1 l'esploso di un edificio "a spicchi" che racchiuderà le migliori tecnologie per la sostenibilità e l'efficienza energetica. La sicurezza antisismica sarà un prerequisito imprescindibile.

Ciascun elemento rappresenterà una tecnologia costruttiva: legno, muratura, acciaio, cemento.

Il visitatore avrà la possibilità di osservare da vicino le differenti tecniche, confrontarle, chiedere approfondimenti agli artigiani e ai progettisti che hanno realizzato l'edificio, presenti in loco, e valutare con le aziende che hanno fornito i materiali le migliori soluzioni applicative.

Lo spazio espositivo: Oltre 400 mq nel nuovo padiglione 14, dedicato a SAIE Energia, all'interno del percorso della sostenibilità che raggruppa i padiglioni dei laterizi, degli isolanti e del legno.

Tour con il Master Casaclima: Come già avvenuto nella precedente edizione di SAIEnergia i visitatori saranno accompagnati in un tour dedicato alla visione e commento delle differenti tecnologie dell'edificio, in cui saranno forniti approfondimenti scientifici e tecnici sui materiali e le scelte progettuali adottati. Il Master CasaClima dell'Università di Bolzano curerà l'analisi energetica dei singoli nodi costruttivi.

L'edificio in fiera: Quella costruita in fiera, non sarà certo una casa fredda e spoglia, ma sarà ricca di tecnologie per l'efficienza e il comfort degli occupanti. Tutta l'impiantistica integrata nell'edificio sarà facilmente visibile, e si avrà particolare cura nel mostrare quei dettagli tecnici che più interessano gli operatori del settore: integrazione architettonica delle fonti rinnovabili, tetto verde, schermature solari fisse e mobili. E, naturalmente, i sistemi di climatizzazione più innovativi: quanto di meglio il mercato di oggi (...e di domani) può offrire.

Per ulteriori informazioni
http://www.saie.bolognafiere.it/

pubblicato il 22 giugno 2009

Fonte: www.infobuildenergia.it

martedì 31 marzo 2009

Il Piano Casa secondo la Bioedilizia

Un rilancio del mercato ma senza stravolgere il patrimonio edilizio.

L'Istituto Nazionale di Bioarchitettura esprime preoccupazione per le nuove in materia edilizia del "Piano Casa".

L’incremento generalizzato delle volumetrie esistenti, come di recente proposto, risulta altamente rischioso per il patrimonio edilizio nazionale. Alla luce dell’attuale crisi, nonostante la palese necessità di una revisione generale delle procedure edilizie nella direzione della trasparenza e della semplificazione, al solo scopo di incentivare il mercato, si ritiene che la risposta idonea non possa passare per la deregolamentazione generalizzata. Si ricorda che l’azione di governo presuppone autorevolezza e un buon rapporto con i cittadini, aspetti legati anche alla coerenza normativa. Tale coerenza decade qualora con lo strumento di misure improvvisate si legittimi l’assenza di controllo dell’attività edilizia, con regole che creano deroghe alle regole.

La normativa locale, anche per ciò che concerne l’urbanistica, è frutto di una elaborazione continuativa negli anni e di concertazione con gli attori e gli usufruitori, che in questo caso si troverebbero di fatto improvvisamente "una tantum" esautorati. Tale prospettiva delinea certamente un ulteriore peggioramento della qualità morfologica dell’edificato sul territorio italiano, causato da ampliamenti e superfetazioni dettati dalle occasioni d’intervento e slegati da ogni logica di coordinamento.

Pericoloso il risultato che tale decisione potrebbe avere sulle campagne, con il consolidamento di fatto di capanni e depositi per attrezzi e la loro ennesima conversione in unità abitative, secondo il copione dei tanti precedenti condoni. Ancor più tragica la possibilità di intervenire in parchi e aree di tutela culturale e ambientale. Si segnala pertanto come tali iniziative poco abbiano a che vedere con l’emergenza abitativa, in quanto il beneficio per le famiglie con difficoltà economiche sarà limitato.

Sebbene da tempo l'INBAR auspichi un’applicazione diffusa dei migliori criteri di bioarchitettura e di efficienza energetica, si critica che tali caratteri siano sfruttati come strumento per ampliamenti secondo criteri incoerenti. Il rischio che si realizzi l’ennesimo greenwashing di interventi degradanti per l’ambiente costruito e la natura è reale. A maggior ragione qualora la norma sia deficitaria delle necessarie definizioni in tema di bioedilizia.

L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura auspica che il governo voglia tenere conto dei suggerimenti e valutazioni qui esposti.

Comunicato stampa: Istituto Nazionale di Bioarchitettura - segreteria@bioarchitettura.it

fonte: www.professionearchitetto.it

giovedì 26 marzo 2009

Piano Casa: le Regioni bloccano il Decreto

Berlusconi continua a proporre un provvedimento d'urgenza.
Slitta alla prossima settimana il nuovo confronto!!!

Slitta di nuovo il Piano Casa. Dopo l’incontro di ieri con le Regioni il Governo rinuncia momentaneamente all’adozione di un decreto legge. Non verranno quindi prese decisioni conclusive nella riunione del Consiglio dei Ministri, fissata per venerdì 27 marzo. Le trattative con opposizione ed enti locali occuperanno quindi anche la prossima settimana.

Si allunga fino a martedì il confronto con le Regioni sui punti del Piano Casa, come riportato dal Ministro Raffaele Fitto. Il Tavolo di concertazione si occuperà anche dell’emergenza abitativa, così come richiesto dal Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. Sarà infine una nuova Conferenza Unificata a valutare il lavoro congiunto. Il Presidente del Consiglio Berlusconi continua però a ritenere il DL lo strumento più appropriato, visto il suo impatto omogeneo e il favore con cui sarebbe stato accolto l'annuncio del provvedimento. La decisione sullo strumento legislativo da adottare sarà comunque demandata all'accordo con gli enti locali.

Le Regioni, per buona parte contrarie sin dall’inizio alla decretazione di urgenza, si sono mostrate invece disposte a collaborare sul piano della semplificazione normativa e dell’ammodernamento dei vecchi edifici.

Berlusconi ha continuato a sostenere i presupposti di urgenza determinati dalla crisi delle costruzioni, ma il no al decreto legge è stato difeso con la preoccupazione di incostituzionalità e conflitto di competenze in materia di edilizia e urbanistica, elemento che si pone in controtendenza rispetto al federalismo. Una volta pubblicato, il decreto avrebbe prevalso sulle norme locali, facendo scattare il via agli ampliamenti anche nelle Regioni contrarie all’aumento delle cubature senza controlli. Per questo motivo la Toscana ha continuato a lavorare al proprio disegno di legge, preparandosi anche al ricorso in Corte Costituzionale.

Da alcune indiscrezioni è emerso l’alleggerimento del testo discusso in Conferenza Stato-Regioni, probabilmente dovuto all’invio di una lettera con cui Napolitano avrebbe nuovamente ricordato a Berlusconi l’importanza del coinvolgimento regionale. Ma il Presidente del Consiglio, negando la ricezione di una lettera ufficiale, ha lasciato intendere invece la presenza di comunicazioni personali.

Nel corso del confronto Berlusconi ha posto l’accento sul costo zero del piano governativo. Resta da chiarire la natura degli immobili coinvolti e se sarà possibile aumentare le cubature nei centri storici. In precedenza si era detto che simili interventi potevano essere effettuati previo parere positivo della Soprintendenza, da rilasciare entro 60 giorni.

Continuano a manifestare pareri favorevoli le associazioni di categoria, come Confartigianato e Federarchitetti. Col Piano Casa l’occupazione potrebbe salire del 5,3% e il fatturato del settore costruzioni del 4,8%, ma perché ciò sia possibile è necessario rivedere il dogma che ha finora considerato ogni intervento come area di eterno conflitto uomo-natura, sviluppando le capacità dell’uomo ad integrarsi sinergicamente ad essa e soddisfacendo le proprie esigenze nel rispetto delle caratteristiche dell’ambiente.

Dello stesso avviso In/Arch, istituto nazionale di architettura, che apprezza l'opportunità fornita da un piano per la demolizione di edifici obsoleti e l'urbanizzazione secondo criteri moderni per la gestione di alte densità abitative. Per la valorizzazione di qualità progettuale e risparmio energetico diventa quindi fondamentale un sistema legislativo semplificato basato su parametri certi.

Per l’opposizione, che dichiara di rimanere vigile sulle norme da approvare, la decisione di accantonare il decreto legge conferma i dubbi sull’incostituzionalità del provvedimento.

(pubblicato il 25 marzo 2009)

Fonte: www.edilportale.it

mercoledì 25 marzo 2009

Il Commento preliminare di Federarchitetti sul Piano Casa

Il Sindacato Architetti liberi Professionisti, Federarchitetti, riconosce, nell'intenzione del Governo di promuovere provvedimenti per l'edilizia, una scelta fondamentale per la ripresa dell'economia e la riqualificazione dei territori.

Una maggiore concertazione con le rappresentanze delle libere professioni costituirebbe un principio inderogabile anche per velocizzare l'iter di taluni provvedimenti legislativi.

L'attuale crisi economica ha paradossalmente spinto alla individuazione dei provvedimenti auspicati, idonei nel rompere gli schemi nei quali è rimasto per troppo tempo condizionato il territorio e sui quali dovrà intervenire la nuova legge urbanistica.

Deve essere rivisto il dogma che ha finora considerato ogni intervento come area di eterno conflitto uomo-natura, ma vanno sviluppate le capacità dell'uomo ad integrarsi sinergicamente ad essa, soddisfacendo le proprie esigenze nel rispetto delle caratteristiche dell'ambiente.

Migliorare le problematiche legate al tema della casa, riveste un ruolo centrale per le famiglie che costituiscono un capitale sociale, microeconomia, che deve tendere allo sviluppo.

Gli obiettivi
Un dispositivo legislativo deve quindi porsi gli obiettivi di:
  • consentire la concreta fattibilità economica delle iniziative;
  • alleviare il fabbisogno abitativo ed il contenimento dei costi del mercato immobiliare;
  • semplificare e velocizzare le procedure nella certezza dei tempi;
  • ottimizzare il ruolo e le responsabilità dei liberi professionisti e delle pubbliche amministrazioni;
  • incidere sul territorio in termini di qualità edilizia e di riequilibrio demografico e dei servizi;
  • applicare tecnologie innovative dotate di requisiti di risparmio energetico;
  • innovare in termini di qualità e sicurezza il patrimonio immobiliare;
  • ridurre le esigenze di mobilità, degli spostamenti O/D, casa/lavoro- casa/servizi.

Le norme

Per gli aspetti attinenti le procedure, ed il conseguimento dei permessi a costruire, potrebbe ammettersi un doppio binario che preveda il permanere dei pareri degli Enti interessati a carico degli Uffici Tecnici, (modello: Sportello Unico), nei tempi agli stessi concessi, unitamente all'atto autorizzativo da emettere con termine perentorio di 15 giorni: oltre tale termine è il professionista a certificare l'istruttoria per quanto attiene la rispondenza alla normativa Locale.

In alternativa, possono essere istituite commissioni, anche c/o gli Ordini, con componenti dei sindacati professionali e delle associazioni dei consumatori, a procedere, in tempi obbligati, all'espletamento dell'istruttoria.

Per quanto attiene i pareri delle Soprintendenze, dovrebbero essere affidati a terne di addetti interne alle amministrazione e ad un rappresentante delle associazioni rappresentative sindacali dei liberi professionisti e dei consumatori, per svincolarsi dalla discrezionalità di un singolo funzionario.


L'applicazione dei parametri

Acquisito, anche con le sentenze della Corte Costituzionale, che la programmazione edilizia è materia concorrente, occorre che abbiano natura univoca alcuni principi di base della normativa per tutte le Regioni.

Gli interventi dovrebbero altresì indurre effetti positivi sul territorio a scala vasta.

Fondamentale effetto delle misure da adottare può essere costituito dalla applicazione di parametri incentivanti differenziati in realtà territoriali diverse, a seconda degli effetti da perseguire di riequilibrio della densità abitativa sul territorio.

Per aree ad elevata densità edilizia, es. le fasce costiere di aree urbane o alcuni agglomerati periferici, l'aumento di cubatura previsto dovrebbe riguardare esclusivamente la idoneità delle strutture e il rafforzamento di servizi o commercio, questo da riportare nelle aree urbane, evitando di aumentarne il carico demografico ma riducendone la necessità di spostamenti.

In altri termini, và scongiurato che la fattibilità economica degli interventi ricada solo sulle aree dove più alto è il valore immobiliare.

Inversamente, per i casi di abbattimento e ricostruzione di edifici isolati, o periferici, la previsione del 30% di aumento di cubatura può anche essere incrementata per accrescere la fattibilità economica degli interventi: la loro realizzazione aumenterebbe l'offerta verso aree meglio strutturate in termini di standards e quindi appetibili anche da chi risiede in zone affollate.

Ulteriori effetti andrebbero a determinarsi in casi dove la tipologia edilizia è rappresentata da immobili di due o tre piani, rendendo possibile intervenire su lotti di più fabbricati prevedendone la ricostruzione su un'unica area di sedime, anche con incremento complessivo di cubatura del 30%; in modo da liberare circa il 50% dell'area del lotto destinandola a spazi a verde attrezzato, pubblico e/o privato: ciò sarebbe possibile in molti centri dove la tipologia edilizia è rappresentata da immobili di 2 o tre piani.

I liberi professionisti

La Federarchitetti, per quanto attiene il comparto tecnico libero professionale, ribadisce che la crisi delle categorie tecniche in Italia è ben anteriore all'attuale momento e sulla stessa ne sono state correntemente definite le cause: pertanto, più che a misure specifiche, pur utili da adottare, gli attuali impatti negativi della crisi economica sarebbero adeguatamente fronteggiati con una revisione delle regole che oggi governano le libere professioni, caratterizzate da una serie di anomalie, legislative e procedurali, che le pongono in difficoltà nel supportare adeguatamente le esigenze del Paese e per affrontare la concorrenza delle strutture straniere.

Si ribadisce, per l'occasione come, a parere della Federarchitetti, la qualità dell'architettura è diretta conseguenza dello status della categoria e del riconoscimento del ruolo professionale.

Regole in tal senso, a coronamento degli indirizzi legislativi, potrebbero già riguardare:

  • la definizione dei ruoli pubblico - privato,
  • l'obbligo di completamento degli atti istruttori con dichiarazione di corrispondenza degli oneri professionali;
  • obbligo di competenze interdisciplinari per le principali fasi tecniche degli interventi;
  • adozione di procedure di determinazione degli onorari fondate su parametri diversi, sulla base di studi già pubblicati da Federarchitetti;
  • rapporti corretti con le P.A e minor frazionamento delle centrali di committenza pubblica;
  • correttivi al Testo Unico degli appalti;
  • maggior controllo sui costi e sul regime sanzionatorio messo in atto da Ordini e Casse di Previdenza e revisione degli attuali studi di settore, inattendibili a fronte della situazione reale;
  • riforma effettiva che definisca rappresentanze democratiche, libera scelta della formazione post-laurea con supporto agli studi professionali, diversa composizione e ruolo degli Ordini.
p. Federarchitetti
Il Presidente
arch. Paolo Grassi

(pubblicato il 24/03/2009)

Fonte: www.architetto.info

Piano casa, pronto il decreto. Ecco tutte le novità !!!

Ampliare le nuove case di oltre un terzo del volume e ingrandire quelle esistenti del 20%: è pronto il decreto legge che ridisegna le regole dell'edilizia privata e che rappresenta uno dei pilastri del piano casa del Governo.

Il testo, che dovrebbe essere varato dal prossimo Consiglio dei ministri, è formato da sette articoli e sarà sottoposto all'attenzione degli enti locali: la Conferenza Stato-Regioni è stata convocata ed è probabile che venga ampliata anche alle province e ai comuni, divenendo così una Conferenza unificata.

In attesa dell'emanazione di leggi regionali, «le norme - recita comunque il primo articolo - trovano applicazione su tutto il territorio nazionale».

Da Bruxelles, al termine del vertice Ue, il premier Silvio Berlusconi, dopo aver sottolineato la «richiesta incredibile» che c'è in Italia, ha detto che il piano ha riscosso interesse anche da parte degli altri paesi Ue: «Molti colleghi europei ci hanno chiesto il testo del decreto per l'ampliamento delle case e ci siamo impegnati a fornirlo entro lunedì».

Tornando al decreto, ecco di seguito i suoi punti principali:

AMPLIAMENTO CASE E EDIFICI, +20%. Confermata la possibilità di ampliare fino a un massimo del 20% il volume delle abitazioni private finiti prima del 31 dicembre 2008 in deroga ai piani vigenti. La percentuale si calcola sulla superficie coperta se si tratta di edifici adibiti a uso diverso. Il limite è del 20% del volume, ma è ammesso il cumulo del bonus del vicino: si può arrivare fino al 40. Fissato anche il limite massimo per l'ampliamento: il tetto è di 300 metri cubi per unità immobiliare.

DEMOLIZIONE, RICOSTRUZIONE E BIOEDILIZIA, +35%. Viene trasormata in obbligo quella che prima era una facoltà: è previsto un premio di cubatura del 35%: si demoliscono 100 metri cubi e se ne ricostruiscono 135. Diventa un obbligo puntare su risparmio energetico, bioedilizia o risparmio acqua. Ammessa anche la demolizione e ricostruzione anche di capannoni, stabilimenti e ogni altre destinazione non residenziale.

SALTANO I PALETTI TEMPORALI. Non è specificata la necessità che gli immobili oggetto degli interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento debbano essere stati costruiti prima dell'89, così come invece era spiegato nelle linee guida. Nel testo viene invece specificato che la possibilità di ampliare abitazioni esistenti riguarda le unità immobiliari «ultimate alla data del 31 dicembre 2008 in forza di titolo abitativo anche in sanatoria».

POSSIBILE CAMBIARE LA DESTINAZIONE D'USO. Gli interventi «possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o senza opere edilizie». Sono comunque effettuati nel rispetto della normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica». Se si tratta di una nuova fabbrica, poi, non si può superare «di oltre quattro metri l'altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti».

SCONTI FISCALI. Chi deciderà di ampliare la prima casa avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento «agli incrementi realizzati» e il taglio del 50% è previsto anche per «gli interventi che siano realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili».

ADDIO AL PERMESSO, SUFFICIENTE LA DIA. Per i nuovi interventi basterà la denuncia di inizio attività e il via libera del progettista: «La sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata sotto la propria responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività».

RISPETTO DEL PAESAGGIO. Fuori dal raggio di intervento del decreto le aree inedificabili (parchi, aree naturali e archeologiche), gli immobili abusivi su cui grava una ordinanza di demolizione e gli immobili privati situati su area demaniale. Per tutte le aree non incluse nell'elenco, ma vincolate occorre il nulla osta delle autorità. Per quelli non soggetti ai vincoli, invece, i comuni entro trenta giorni dalla Dia possono imporre aggiustamenti tecnico-estetici.

Fonte: Il Sole 24ore